Progetto di restauro dipinto: “Annunciazione” di Sebastiano Conca
Anno 2020
Pulitura Laser
Premessa
Nell’ambito della conservazione dei Beni Culturali si parla prevalentemente di “chimica per il restauro” fondamentale tra le altre scienze e discipline per la soluzione dei problemi della conservazione dei dipinti e,
in conseguenza, a confinare la fisica in ruoli secondari. Al contrario, la più evoluta prassi operativa dimostra
che i problemi del restauro richiedono un approccio sistematicamente multidisciplinare e pertanto un approccio multidisciplinare deve guidare lo sviluppo di questo progetto di restauro. In particolare, il punto di vista semplicemente “chimico” è restrittivo, anche nell’ambito della ricerca sui prodotti e sulle tecnologie e procedimenti per la loro applicazione. I criteri di base sono quelli di restaurare evitando alterazioni dei materiali originali e di mantenere una reversibilità, o quanto meno una “rimovibilità”, dei prodotti utilizzati,
attraverso una loro sufficiente stabilità e un alto livello di discriminazione tra materiale originale e strato soprammesso da rimuovere. Quando si parla di interazione fra prodotti per la pulitura e materiali originali
dell’opera ci si riferisce in particolare a prodotti introdotti in uno strato superficiale di spessore apprezzabile (in particolare le vernici), che formano un nuovo assemblaggio o sistema in cui sono di rilevante importanza le interazioni fisiche fra i diversi materiali. In altre parole meno quantità di prodotti “chimici” vengono utilizzati e introdotti per la rimozione delle vernici e depositi incoerenti, maggiore sarà la compatibilità fisica e la conservazione nel tempo della materia originale. In questa operazione, non deve esserci alcun tipo di interazione fra sostanze pulenti e materiali originali. L’azione pulente, in altri termini, deve essere ricercata nella selettività, cioè rimuovere le sostanze da eliminare senza apportare eccessivi prodotti. Inoltre, l’azione di pulitura non deve lasciare residui del prodotto impiegato o sottoprodotti dannosi per i materiali originali.
Tecnologia innovativa per la pulitura: la luce
Capita a volte che solventi non riescono nel loro intento, se non aumentando dose e principio attivo, lo strato di vernice soprammesso risulta essere spesso per cui c’è la necessità di impiegare più prodotto e questo trascina delle conseguenze.
La personale esperienza di impiegare tecnologie che sfruttano l’energia della luce e quindi principi della fisica (e non della chimica o della meccanica) per la rimozione di prodotti incoerenti sulla superficie del manufatto, mi spinge a suggerire l’impiego del sistema laser per la rimozione selettiva e discriminante delle vernici e dei depositi stratificati in superficie. Ciò comporta una riduzione dell’apporto di prodotti chimici del 90% rispetto a metodologie tradizionali e a principi attivi dei solventi fortemente ridotti. Ho potuto impiegare laser ER:Yag su dipinti con risultati desiderati, laser Lamda , El.En. o Fotona sono oggi sul mercato i più promettenti. Sono laser adatti a questo tipo di pulitura, ridotte dimensioni, trasporto dell’energia in fibra ottica e un manipolo a focale variabile rendono il sistema laser molto selettivo, cioè discrimina perfettamente lo strato sottile di pochi micron della vernice (da rimuovere) dal materiale originale sottostante (da mantenere). Il laser Er:Yag che emette treni di impulsi alla lunghezza di 2,94um questa cade in una regione spettrale cui corrispondono energie vibrazionali del legame OH, di conseguenza essa è fortemente assorbita da quei composti che contengono gruppi ossidrili. La profondità di penetrazione nella materia è inversamente proporzionale alla quantità incontrata di tali gruppi: ciò rappresenta un fattore cruciale nella pulitura dei dipinti laddove i gruppi –OH sono contenuti nei materiali superficiali, sede usuale delle stratificazioni su cui occorre operare durante la pulitura. Nel caso opposto di mancanza o di carenza di essi, si utilizzano liquidi ausiliari che contengono gruppi OH (acqua, alcool o altre miscele in piccolissima quantità, ad esempio: WT = acqua distillata con il 2%di tensioattivo non ionico, WE = acqua distillata e etanolo, WS = White Spirits, denaturato con il 5% di etilen-glicole), permette quindi di rimuovere lo strato indesiderato senza provocare alterazioni micro morfologiche, chimiche o cromatiche nello strato pittorico originale, mantenendo l’azione dello strumento sempre controllabile da parte del restauratore (abilitato), cioè la pulitura è graduabile e di essere interrotta in qualsiasi momento. Gli studi e le varie documentazioni riportate mostrano l’elevata precisione e l’efficienza nella rimozione nel processo di pulitura, il laser permette un grado di pulitura molto soddisfacente e con una caratteristica unica: l’autolimitazione, il controllo si esplica calibrando opportunamente la fluenza laser ed i tempi di irraggiamento. Nella prevalenza dei casi l’oggetto della rimozione è una vernice ingiallita, ma spesso può trattarsi anche di strati più complessi come ridipinture, patinature, patine, ecc. talvolta anche con spessori elevati. Nell’opera oggetto del nostro restauro è stato impiegato il laser Light Brush 2, con sistema laser ER:YAG, con una lunghezza d’onda di 2940nm, con un impulso Very Short di 150 μs, con frequenza di ripetizione da 5 Hz.


